La nostra storia
L’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires fu fondato a Buenos Aires nel 1937 con il nome di Centro di Studi Italiani presso uno spazio sito tra le vie Quintana e Libertad.
In quegli anni, il Governo Italiano acquisì un terreno dove, successivamente, verrebbe costruito il palazzo dove attualmente ha sede l’IIC (che oggi è denominato Palazzo Italia), allo scopo di ospitarci il Consolato Generale d’Italia e la Casa d’Italia, concretizzando così le volontà lasciate alla sua morte dal Conte Felice Lora. Questo insigne cittadino italiano, arrivato in Argentina come umile immigrante alla fine del XIX secolo, aveva costruito la sua fortuna nel nuovo mondo e durante tutta la sua vita si era occupato di opere filantropiche. Nel suo testamento il Conte aveva lasciato una notevole somma di denaro allo Stato Italiano per comprare un terreno ed edificarvi la Casa d’Italia, un gran palazzo ospitante il Consolato d’Italia, alcune associazioni e spazi per manifestazioni della collettività italiana.
L’opera per la costruzione della Casa d’Italia e dell’auditorium fu commissionata all’architetto Giuseppe Molinari ed iniziò nel 1942. Si disposero la demolizione completa del precedente edificio, del quale si conservarono solamente le fondamenta, e la costruzione di un nuovo edificio di 9 piani. A causa delle difficoltà economiche del dopoguerra, l’opera arrivò con molte interruzioni fino al quinto piano e fu completata nel 1956. Nel 1961 l’edificio fu inaugurato dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi.
Questo Istituto possiede un antico Inventario della Biblioteca nelle cui prime pagine si spiega l’origine della Biblioteca, la provenienza dei suoi libri e il nome delle persone che in quel tempo si occuparono di arricchirla.
“Quanto alla provenienza del patrimonio bibliografico, che costituisce il fondo principale della Biblioteca del Centro di Studi, esso deriva in grande parte dalla disciolta Biblioteca del Littorio. Quando nel 1937, il Centro di Studi Italiani, per iniziativa di S.E. Guariglia, venne istituito e affidato alle cure del Dott. Ettore De Zuani, entrarono in una sola volta 10.810 volumi. Altri ingressi in ritardo dalla stessa Biblioteca vennero poco dopo ad aumentare il numero di forse un altro centinaio di opere; e qualche ricupero si è fatto anche piú recentemente”.
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“Al momento in cui la Direzione del Centro di Studi passò dal Dott. Ettore De Zuani, per il trasferimento di questo in Bulgaria, al Dott. Mario Chini, inviato espressamente dall’Italia, nell’Ottobre del 1939, la Biblioteca era arrivata a possedere 11.551 volume e si era, cioè accresciuta di 640 opere, in cifra tonda.
Dal 19 Ottobre 1939 predetto, il nuovo Direttore provvide ad aumentare la suppellettile libraria, provocando doni, sia da Case Editrici italiane, come da Enti pubblici nazionali (Università. Accademie, Istituzioni culturali varie) e a richiedere invii da parte dei Ministeri degli Esteri, della Propaganda e Cultura Popolare, della Educazione Nazionale, nonché dall’Istituzione Nazionale per le Relazioni con l’Estero, dall’Istituto di Studi Romani, dal Centro di Studi di Firenze sul Rinascimento. Continuò inoltre gli acquisti presso l’AGIL, riuscendo a intensificare l’apporto ai fondi della Biblioteca, e a modificarne alquanto la fisonomia, poiché era sua intenzione di trasformarla, da Biblioteca di letteratura prevalentemente amena e di informazione generica, in Biblioteca di importanza culturale superiore, dal punto di vista letterario, storico, artistico, filosofico, ecc.
La entrata dell’Italia in guerra ha interrotto la fornitura di materiale idoneo a ció. Si è allora ricorso alla esplorazione delle librerie locali, non ancora sufficientemente sfruttate […] e alla sollecitazione di doni cui hanno [contribuito anche donanti particolari]”
Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Istituto rimase chiuso e fu riaperto nuovamente nel 1952, ancora con il nome di Centro Studi Italiani ma presso una nuova sede, al terzo piano del gran palazzo sito in via Marcelo T. de Alvear 1119, di proprietà dello Stato Italiano, costruito da Giuseppe Molinari e allora denominato Casa d’Italia. Solo alcuni anni dopo si decise di dare a questa istituzione lo stesso nome con il quale è conosciuta nel resto del mondo: Istituto Italiano di Cultura.
Dal 1953 ad oggi si sono succeduti i seguenti direttori:
Salvatore Candido (1953 – 1956)
Umberto Cianciolo (1956 – 1962)
Bruno Londero (1962 – 1976)
Renato Tonelli (1976 – 1979)
Giuseppe Palmieri (1979 – 1985)
Giuseppe D’Angelo (1985 – 1987)
Riccardo Campa (1987 – 1991)
Diego Grilli (1992 – 1996)
Luigi Volta (Reggente, 1996 – 1997)
Eustachio Porsia (1997 – 2001)
Miriam Levi Liuzzi (Reggente, 2001 – 2002)
Fiorella Arrobbio Piras (2002 – 2006)
Ennio Bispuri (2006 – 2007)
Giuliana Dal Piaz (2007 – 2012)
Maria Mazza (2012 – 2017)
Donatella Cannova (2017-2023)
Livia Raponi (2023 –
Durante la sua storia, numerosissime figure di rilievo della cultura italiana e argentina sono state ospiti dell’Istituto: Italo Calvino, Umberto Eco, Giorgio Bassani, Vittorio Gassman, Franco Zeffirelli, Sandro Pertini, Claudio Magris, Jorge Luis Borges, Ernesto Sabato, Adolfo Bioy Casares, Victoria Ocampo, Manuel Mujica Lainez per citarne solo alcuni.
LA SEDE
Attualmente l’Istituto ha sede nell’edificio di proprietà del Governo Italiano sito in via Marcelo T. de Alvear 1119/1149 che dal 2013 è stato denominato Palazzo Italia e che ospita anche il Teatro Coliseo, unico teatro di proprietà dello Stato Italiano all’estero, la Camera di Commercio Italiana, la Sede di Buenos Aires dell’Università di Bologna ed il Consorzio Universitario Italiano per l’Argentina (CUIA).
Fino al 2010 l’Istituto occupava solo il terzo piano di Marcelo T. de Alvear 1119. Nel 2001 ebbe luogo una ristrutturazione parziale degli spazi al terzo piano (Salone Benedetto Croce, biblioteca e uffici del Direttore e del personale) allo scopo di renderli più adatti alle esigenze istituzionali.
Il trasferimento del Consolato Generale d’Italia presso una nuova sede nel 2007 diede l’occasione all’Istituto di creare in quei locali una sede propria per i corsi di italiano nonché uno spazio espositivo per le numerose mostre che l’Istituto organizza. Le aule per i corsi di lingua al quinto piano del civico 1149 furono inaugurate nel 2010 e la sala espositiva creatasi al posto della vecchia sala di ingresso del Consolato nel seminterrato del civico 1119 fu inaugurata nel 2014 e denominata Sala Roma.
LA SALA BENEDETTO CROCE
L’Istituto possiede un salone principale multifunzione, la sala Benedetto Croce, che ha ricevuto e riceve figure rilevanti della cultura italiana ed argentina e che si utilizza per tutti gli evento (conferenze, seminari di studio, presentazioni di libri, cinema, etc.), grazie alla sua moderna infrastruttura audiovisiva. È equipaggiata con un proiettore per DVD o Blu Ray che si può collegare ad un PC o notebook e con uno schermo da 200 pollici, oltre al collegamento internet wifi e ad un sistema audio.
È inoltre presente un pianoforte Fazioli a mezza coda dell’anno 2015, modello F183, di 1,83 metri di lunghezza, importato direttamente dalla fabbrica di Pordenone (Italia).
Nel 2021 è stato installato un sistema per le trasmissioni in streaming che consta di un PC Magnumtec i7 32GB RAM, HD 500GB, con placca video VGA ZOTAC RTX2060, 3 schermi HP 19B, 2 videocamere Titanium S20 ST POE IR, una videocamara Titanium S20 ST POE NDI IR ed una consola RGB Mini Pro.
La capacità massima della sala è di 90 persone.
LE AULE DELL’ISTITUTO
L’Istituto possiede 12 aule moderne e confortevoli per i corsi di lingua e per altre attività (seminari, incontri, workshop, etc.), equipaggiate con monitor LED smart TV, Lettori CD/DVD, sistema audio e collegamento internet wifi. La capacità delle aule è tra 12 e 22 persone.
La Sala Benedetto Croce, la Sala Roma e le aule dell’Istituto possono essere affittate da persone, imprese e istituzioni interessate ad utilizzarle per le proprie attività (un esempio è l’University of London che svolge attività accademica sin da tre anni presso la nostra sede prendendo in affitto le nostre aule).